..scusate, un click di troppo...
Una lettura chiaramente controcorrente: Disoccupate le strade dai sogni, di ALOIS PRINZ. Il libro è la biografia politica (ma non solo) di Ulrike Meinhof, prima brava ragazza e studentessa di formazione cristiana, poi brava moglie madre e giornalista impegnata, infine terrorista, mente pensante della RAF. La fine del suo percorso è nota: il 9 maggio 1976 viene trovata impiccata nella sua cella. Tutta la forza repressiva di cui il potere dispone (anche quello democratico, o più o meno tale) era stata scatenata contro Ulrike Meinhof. Si è suicidata? è stata suicidata? Probabilmente non lo sapremo mai. Una cosa è certa: da tempo era sottoposta ad una violenza repressiva insopportabile.
Il libro è bellissimo e si legge tutto d'un fiato, facendo sorgere mille dubbi, mille interrogativi. Perché una giovane madre e giornalista di successo (ma anche regista di un unico interessante film sulle ragazze rinchiuse in una specie di riformatorio) sceglie la lotta armata? è una scelta così inspiegabile, incomprensibile? Non ho la risposta, una facile risposta, ma fanno pensare alcune frasi della Meinhof , citate nei capitoli centrali, una delle quali dice: "Ma cosa si deve fare quando il parlamento non rappresenta più l'opinione del popolo (..)? Vi sono solo due risposte: o rimaniamo in silenzio, ammettendo però che non siamo più governati in maniera democratica; oppure ne parliamo e ci battiamo (..)". La morte di Benno Ohnesorg e poi di altri le aveva aperto gli occhi: evidentemente non si viveva in una società democratica, come veniva raccontato, dove si potevano esprimere critiche e dove si poteva manifestare e protestare!
Ulrike meinhof era troppo intelligente, troppo emotiva e troppo evangelica per poter accettare tutta quella ipocrisia: "Dormite dormite gente pasciuta e attonita della mia Germania, e anche voi dell'Europa, gente ben pensante, dormite sereni, come morti. Il mio grido non vi sveglierà.. non si svegliano gli abitatori del cimitero".
Ma Ulrike non poteva non gridare.
Ciao
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